Il fisico dell’INFN racconta a DusmetNews l’esperienza di CATANA, primo centro italiano di protonterapia, e le nuove prospettive della medicina. Una riflessione sul valore della ricerca, sulle opportunità dell’intelligenza artificiale e sulla capacità della Sicilia di trasformare la conoscenza in innovazione.
La Sicilia è stata protagonista di una delle esperienze più significative della ricerca applicata alla medicina in Italia. Nel 2002, ai Laboratori Nazionali del Sud dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Catania, prendeva avvio CATANA, il primo centro italiano di protonterapia, nato dalla collaborazione tra INFN, Università di Catania e Policlinico universitario. Un acceleratore di particelle, utilizzato per la ricerca scientifica, diventava così uno strumento per il trattamento dei tumori oculari. Da allora e fino al 2020, oltre 420 pazienti sono stati curati grazie a questa tecnologia. L’attività clinica è stata successivamente sospesa per consentire interventi di potenziamento degli impianti, ma il progetto scientifico non è stato abbandonato.
È da questa esperienza che prende avvio l’intervista di DusmetNews a Giacomo Cuttone, fisico dell’INFN, tra i protagonisti del percorso scientifico che ha portato alla nascita di CATANA. “«”In Sicilia abbiamo fatto cose grandissime”, osserva Cuttone, aggiungendo però una considerazione significativa: «Non sempre qualcuno se n’è accorto». Le sue parole richiamano una questione che riguarda il rapporto tra ricerca, istituzioni e territorio. La Sicilia dispone di competenze scientifiche e infrastrutture di valore internazionale, ma non sempre riesce a valorizzarne pienamente le potenzialità. La sfida è trasformare le scoperte in applicazioni capaci di generare benefici concreti per i cittadini, attraverso una collaborazione stabile tra università, centri di ricerca, sistema sanitario e imprese.
La storia di CATANA dimostra quanto la ricerca fondamentale possa incidere sulla vita quotidiana. Tecnologie nate per studiare la materia hanno trovato applicazione nella cura dei tumori, così come altre innovazioni sviluppate nei laboratori scientifici sono diventate strumenti essenziali della medicina e della società contemporanea. Lo stesso rapporto tra conoscenza e applicazioni è oggi al centro delle prospettive aperte dall’intelligenza artificiale. Per Cuttone non si tratta di una semplice moda tecnologica, ma di una trasformazione destinata a modificare profondamente i metodi della ricerca e della medicina. L’analisi di grandi quantità di informazioni può contribuire a migliorare la diagnosi, favorire trattamenti personalizzati e sviluppare una visione integrata della salute, anche secondo l’approccio One Health, che mette in relazione la salute umana, animale e ambientale.
Le opportunità, tuttavia, richiedono attenzione alla qualità dei dati, alla loro affidabilità e alla responsabilità delle decisioni. L’intelligenza artificiale può sostenere il lavoro dei ricercatori e dei medici, ma non sostituire la capacità umana di valutare, interpretare e scegliere.
“Non dobbiamo abdicare l’intelligenza naturale a quella artificiale“, sottolinea Cuttone, indicando nella consapevolezza e nel pensiero critico le condizioni indispensabili per utilizzare correttamente le nuove tecnologie.
È una riflessione che si inserisce nel percorso del Premio Dusmet 2026, in programma il 28 ottobre alle Ciminiere di Catania, dedicato al rapporto tra Life Science e intelligenza artificiale. Dall’esperienza della protonterapia alle nuove frontiere della medicina, il messaggio che emerge dall’intervista è chiaro: il progresso scientifico acquista pieno significato quando la conoscenza diventa uno strumento al servizio delle persone e della comunità.
Guarda la videointervista integrale a Giacomo Cuttone su DusmetNews.