Premio Dusmet 2026, mons. Pegoraro: una bussola etica perché la tecnologia non lasci indietro i più fragili


Una bussola etica per guidare l’innovazione, attenzione ai più fragili e un principio speranza da coltivare. Sono i punti su cui insiste monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, intervistato da Dusmet News a pochi giorni dal Premio Dusmet 2026. Monsignor Pegoraro fa parte del comitato di valutazione del premio, che sarà assegnato mercoledì 28 ottobre alle Ciminiere di Catania.

L’anno scorso era presente alla prima edizione, a Palermo, all’interno di Expomedicina. Questa volta si è collegato a distanza. «Grazie a voi. Una buona giornata a tutti ed è un’occasione preziosa anche per me essere coinvolto nel Premio Dusmet. Mi dispiace quest’anno di non essere fisicamente presente, ma condivido lo spirito e le iniziative del premio».

Una bussola etica per l’innovazione

La prima domanda riguarda la forte accelerazione della tecnologia e il suo impatto sulle scienze della vita, il campo a cui guarda il Premio Dusmet. Come fare in modo che l’innovazione sia davvero al servizio della persona, senza lasciare indietro i più deboli e senza alimentare disuguaglianze?

«Come ricordava c’è questa accelerazione di sviluppo tecnologico, quindi c’è tutto un fermento, potremmo dire, scientifico e tecnologico che poi coinvolge diverse realtà sociali, il mondo della sanità, dell’assistenza, di tante anche realtà che hanno bisogno di attenzione, di cure e di risposte sempre più adeguate. Quindi scienze e tecnologia innovative possono andare incontro a determinate esigenze, a determinati bisogni, tenendo conto di alcuni criteri di valutazione, di applicazione di queste nuove possibilità tecnologiche».

Da qui la necessità di un orientamento. «Quindi come avere una bussola etica che permetta di comprendere, discernere e rendere praticabile lo sviluppo tecnologico con l’attenzione alla persona, alla sua dignità, come avere attenzione al bene comune e quindi quale impatto sociale le tecnologie abbiano, come valutare la loro sostenibilità umana ed economica e ambientale e come avere particolare attenzione sempre alle persone, ai gruppi più fragili, più vulnerabili, quelli che meritano particolare attenzione per rispondere ai loro bisogni. Ecco, credo che questo approccio che riconosce alcuni valori etici, alcuni principi di fondo per guidare lo sviluppo scientifico e tecnologico sia importante, così come altrettanto importante è un approccio interdisciplinare. Sono caratteristiche, sono prospettive che hanno sempre guidato anche la Pontificia Accademia per la Vita e credo che siano le stesse indicazioni che accompagnano il percorso della Fondazione Dusmet nel coniugare valori e interdisciplinarietà per proposte e innovazioni tecnologiche al servizio delle persone».

Il ruolo della dottrina sociale della Chiesa

Il Premio Dusmet propone un’alleanza tra ricerca, impresa e dottrina sociale della Chiesa, per guardare alla tecnologia mettendo la persona al primo posto. Iniziative come questa, chiede l’intervistatore, servono a consolidare e diffondere quella bussola etica?

«Esatto. Cioè la necessità è quello che sta facendo, continua a fare la Fondazione Dusmet, di presentare, di favorire varie innovazioni, varie proposte tecnologiche, vari progetti che permettano di dare delle risposte, dicevo, ai bisogni, alle necessità di tante persone, soprattutto più vulnerabili. Ma questo richiama la necessità di un’etica, di riconoscere questa bussola etica che dicevo, di capire come la dottrina sociale della Chiesa possa accompagnare queste ricerche, questi sviluppi, queste proposte anche operative, di far conoscere degli esempi e delle proposte molto interessanti e che vanno opportunamente valutate, e quindi alla luce dell’insegnamento della Chiesa avere dei criteri di valutazione che permettano di considerare, di incoraggiare, di promuovere determinate iniziative, specialmente se coinvolgono giovani e quindi giovani imprese, giovani ricercatori, cioè promuovere un impegno in certe direzioni di cui c’è molto bisogno».

Il principio speranza

Accanto all’etica, monsignor Pegoraro indica un secondo riferimento. «D’altra parte credo che sia opportuno coltivare un principio fondamentale che è il principio speranza, cioè avere fiducia che nonostante le contraddizioni del nostro mondo, nonostante le ombre, le inquietudini che attraversano il nostro paese, l’Europa e il mondo intero, ci sia un desiderio di mettere a frutto conoscenze, competenze, avere un impegno per l’innovazione, per trovare risposte sempre più efficaci e sostenibili nei confronti delle persone particolarmente bisognose. Quindi è importante avere una speranza che ti incoraggia a cercare, a studiare, a sperimentare, a provare, a migliorare, a offrire delle novità nel senso più bello e significativo della parola per avere delle risposte sempre migliori di fronte a persone o malate, vulnerabili, fragili o diversi bisogni che coinvolgono le persone nella loro vita quotidiana, che sia però anche alimentata, sostenuta, supportata da quanto le tecnologie possono mettere a disposizione».

Il messaggio ai candidati: reciproca fiducia

Nei giorni scorsi monsignor Pegoraro ha esaminato i progetti con il comitato di valutazione. Tra i candidati, ha ricordato l’intervistatore, ci sono anche proposte arrivate dalla Liguria e dalla Toscana. Il messaggio per loro, e per chi vede nel premio un’occasione per far conoscere la propria idea imprenditoriale o di impatto sociale, parte da una parola.

«Beh, direi un messaggio di reciproca fiducia, cioè incoraggiare i candidati attuali e futuri. Ecco, quindi è bene guardare avanti e credere nella Fondazione Dusmet, alle opportunità che offre presentando i progetti a una valutazione globale, direi, e quindi di impatto sociale, di rilevanza per categorie di persone con particolari necessità, di sostenibilità, di valori etici che guidino anche questi progetti e queste imprese, e quindi di riconoscere (e in particolare, quindi dico al mondo giovanile, giovani imprenditori e i vari candidati) l’importanza di una valutazione, come fa la Fondazione Dusmet, e di essere inseriti in un circuito che è molto più ampio. Abbiamo visto che tocca un po’ tutta Italia e quindi il valore di far parte della iniziativa Dusmet è valorizzare questa realtà e questo premio».

La fiducia, spiega, deve andare nei due sensi. «Dall’altra parte, dicevo, reciproca fiducia: come la Fondazione Dusmet crede nei giovani imprenditori, nei nuovi progetti, come accoglie proposte che emergono anche da varie parti d’Italia che rispondono a varie necessità e crede che sia opportuna una valutazione proprio per fare incontrare i vari aspetti (abbiamo detto impatto sociale, sostenibilità, valori etici di fondo, eccetera) che danno consistenza e prospettiva ai progetti che vengono presentati, e far incontrare i proponenti, i candidati, i progetti stessi, eccetera, con una platea più ampia di istituzioni, di persone, di imprese, tutto ciò che può favorire la realizzazione di tanti progetti. Quindi tutti quelli che vengono presentati hanno un valore. Poi è opportuna, dicevo, una valutazione che permetta di riconoscere certe priorità e la qualità di certi parametri valutati. Però, ecco, questa reciproca fiducia è fondamentale perché è solo quella che ci permette di credere al futuro e di costruire un futuro migliore tante volte per tanti aspetti di quello che abbiamo».

Il vincitore e le eventuali menzioni speciali del Premio Dusmet 2026 saranno proclamati il 28 ottobre alle Ciminiere di Catania, durante Expomedicina. Per la terza edizione, l’auspicio espresso durante l’intervista è che il premio torni al monastero benedettino di San Martino delle Scale.

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