Premio Dusmet 2026: Nikestea 5.0, l’intelligenza artificiale che rende la casa un alleato dei caregiver


Una casa che riconosce presto i segnali di rischio e si adatta a chi la abita. Accende luci guida per accompagnare gli spostamenti e abbassa rumori e stimoli che possono agitare la persona assistita. È Nikestea 5.0, il progetto di Diego Bonvicini e Antonella Nieddu candidato al Premio Dusmet 2026. Il premio sarà assegnato mercoledì 28 ottobre a Catania.

Un aiuto pratico per chi assiste

Il progetto nasce per rispondere ai bisogni dei caregiver, le persone che ogni giorno si prendono cura di un familiare o di una persona fragile. Nieddu e Bonvicini raccontano di aver lavorato per anni al loro fianco in ambito clinico. Con l’esperienza si sono resi conto che al sostegno psicologico andava affiancato un aiuto tangibile nella gestione della quotidianità.

Assistere una persona vuol dire fare i conti con esigenze pratiche, responsabilità e un impegno emotivo. Spesso resta poco spazio per il riposo e per la cura di sé.

L’empatia ambientale: la casa come parte della cura

Da qui nasce l’idea di ispirarsi all’empatia ambientale. Significa progettare uno spazio domestico che tenga conto delle necessità, delle abitudini e delle fragilità di chi lo abita. La casa diventa una presenza di supporto. Rende più semplici le attività di ogni giorno, aiuta a orientarsi e crea condizioni di maggiore tranquillità e sicurezza.

In questa visione la casa entra a far parte della cura. Spazi, luci, suoni e strumenti possono essere organizzati per sostenere l’autonomia della persona assistita e alleggerire il carico di chi se ne occupa. Anche piccoli accorgimenti possono rendere la giornata più gestibile, nel rispetto dei ritmi e delle capacità di ciascuno.

La relazione umana resta il punto di riferimento del progetto. Ambiente e tecnologia devono sostenerla, lasciando più spazio all’ascolto, alla vicinanza e alla condivisione. L’obiettivo è prendersi cura di entrambi, della persona assistita e del caregiver. Il benessere dell’uno, sottolineano i promotori, è legato a quello dell’altro.

Sensori e intelligenza artificiale per prevenire

La novità di Nikestea 5.0 sta nell’approccio predittivo. Il sistema usa un’intelligenza artificiale spiegabile e facile da usare. Mette insieme i dati di sensori indossati dai pazienti e di sensori presenti in casa, per riconoscere presto i possibili segnali di rischio.

La casa assume così un ruolo attivo. Attraverso i sensori e l’analisi dei dati, il sistema cerca di cogliere i segnali di rischio e di adattare l’ambiente. Può, per esempio, accendere luci guida per accompagnare gli spostamenti. Oppure ridurre rumori e stimoli che potrebbero favorire l’agitazione. L’idea è intervenire sull’ambiente prima che una difficoltà peggiori.

Le regole le decide il caregiver

Questa capacità di reagire da solo ha però dei confini precisi, e a fissarli è il caregiver. «Sebbene l’AI sia il fulcro centrale del nostro intervento, il caregiver mantiene un ruolo centrale: è “la persona”, infatti, a stabilire preventivamente quali interventi il sistema è autorizzato ad attivare e quali devono essere esclusi», sottolineano Nieddu e Bonvicini.

Le scelte tengono conto delle esigenze e delle abitudini della persona assistita. Per lei, questo significa poter continuare a vivere in uno spazio familiare, che favorisca il benessere e, per quanto possibile, l’autonomia. Per il caregiver significa contare su un aiuto nelle situazioni che richiedono attenzione, con l’intento di alleggerire il carico pratico ed emotivo dell’assistenza.

È in questo senso, spiegano i promotori, che si parla di empatia ambientale: uno spazio capace di adattarsi alla persona e alle sue fragilità. La tecnologia sostiene la relazione di cura senza sostituirla.

Nikestea 5.0 è tra i dodici progetti ammessi alla seconda edizione del Premio Dusmet, promosso dalla Fondazione Giuseppe Benedetto Dusmet. Il vincitore e le eventuali menzioni speciali saranno proclamati alle Ciminiere di Catania, durante Expomedicina.

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