La scuola italiana di oggi è un mosaico vivo, fatto di lingue, storie, tradizioni e sensibilità diverse. Un cambiamento che interroga, provoca, ma apre anche nuove possibilità. È questo il messaggio della nuova Nota pastorale della Conferenza Episcopale Italiana, “L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo”, approvata dall’81ª Assemblea generale e pubblicata dopo oltre trent’anni dall’ultimo documento ufficiale sul tema.
La CEI affronta con sguardo ampio la trasformazione delle nostre classi scolastiche, sempre più popolate da studenti con retroterra culturali e religiosi differenti. Una ricchezza che, secondo i vescovi italiani, non va vissuta come minaccia, ma come un’opportunità di crescita condivisa.
Il presidente della CEI, cardinale Matteo Zuppi, ha sottolineato come l’ora di religione cattolica continui a essere scelta da oltre l’80% degli studenti italiani. Un dato sorprendente, se confrontato con la crescente secolarizzazione, che conferma il valore formativo della disciplina, capace — osserva Zuppi — “di aprirsi al confronto e al dialogo proprio grazie alla sua identità”.
La Nota pastorale afferma chiaramente che la pluralità etnica e religiosa presente nelle classi “deve essere letta non con paura, ma come un dono”. Una dichiarazione forte, in un tempo in cui le dinamiche sociali e demografiche alimentano spesso timori e narrazioni polarizzate.
Se sul piano socioculturale la multietnicità viene vissuta come un’occasione, la CEI segnala però un fenomeno che desta maggiore inquietudine: l’indifferenza religiosa. Secondo la Nota, si sta diffondendo “un certo analfabetismo religioso” che riguarda soprattutto le giovani generazioni. Non si tratta di semplice distanza dalle pratiche di fede, ma della perdita degli strumenti minimi per comprendere il patrimonio culturale, simbolico e spirituale che ha plasmato la storia italiana ed europea.
La domanda di spiritualità non scompare, sottolinea il documento, ma rischia di diventare fragile, frammentata, priva di riferimenti. In questo contesto, l’insegnamento della religione cattolica può recuperare un ruolo decisivo: offrire ai ragazzi strumenti per interpretare il presente, comprendere le differenze, dialogare senza rinunciare alla propria identità.
La CEI non si limita a fotografare la realtà sociale. Guarda anche alle nuove tecnologie, dalla trasformazione digitale alla diffusione dell’intelligenza artificiale, indicando nei social media e negli algoritmi un terreno da presidiare. L’appiattimento culturale e la polarizzazione generata dalle logiche digitali rappresentano nuove forme di vulnerabilità per i più giovani.
L’educazione, secondo i vescovi, non può rinunciare a formare “coscienze critiche, capaci di distinguere, scegliere e comprendere”. Anche per questo l’ora di religione cattolica viene definita un “laboratorio di dialogo”: uno spazio educativo in cui le grandi domande sull’uomo, sul senso e sulla convivenza civile trovano un terreno comune.
Il documento della CEI arriva in un momento in cui il dibattito pubblico è spesso attraversato da paure e semplificazioni. L’invito a “non temere” le classi multietniche è un messaggio che supera i confini dell’aula scolastica per abbracciare il Paese intero.
Non si tratta di negare le sfide, né di minimizzare le complessità educative e sociali. Ma di ricordare che l’incontro — quando viene accompagnato — è sempre un’occasione di crescita reciproca.
La Nota pastorale della CEI rilancia con forza una visione della scuola come luogo di formazione integrale, capace di unire conoscenza, cultura e dialogo tra le differenze. È un richiamo a non lasciarsi guidare dalla paura, ma da uno sguardo costruttivo. Un invito a riconoscere che la pluralità delle origini non indebolisce l’identità italiana: la arricchisce, la sfida, la rende più consapevole.
In un tempo in cui il tema dell’educazione torna a essere centrale nel dibattito pubblico, la riflessione della CEI rappresenta un contributo importante, che parla non solo ai credenti ma all’intera società. Perché una scuola capace di dialogo è una scuola capace di futuro.