Un portapillole che ricorda quale farmaco prendere e quando, controlla come vengono conservate le medicine e avvisa chi assiste il paziente se qualcosa non va. È l’idea di PAMO, il progetto di Salvatore Maniscalco, Gianmarco Cangemi, Settimo Cipolla e Andrea Castronovo candidato al Premio Dusmet 2026. Il premio sarà assegnato mercoledì 28 ottobre a Catania.
Il progetto nasce per contrastare la scarsa aderenza terapeutica. È una difficoltà che riguarda soprattutto chi ha una malattia cronica e, in particolare, gli anziani. Convivere con una malattia cronica spesso vuol dire seguire cure lunghe. E prendere più farmaci in momenti diversi della giornata. Vuol dire anche rispettare indicazioni che, nella vita di tutti i giorni, possono essere complicate da gestire.
Secondo i promotori, il problema va oltre il ricordarsi di prendere una compressa. Dietro una dose saltata possono esserci problemi di memoria o prescrizioni capite male. A volte pesano la paura degli effetti indesiderati o la stanchezza verso cure che durano anni. Per chi vive da solo o non ha un aiuto costante, anche organizzare le varie assunzioni può diventare faticoso.
L’obiettivo di PAMO è rendere questo percorso più semplice e sostenibile. Il progetto vuole aiutare la persona a seguire bene la terapia prescritta e a partecipare di più alla propria cura. Vuole anche affiancare il lavoro dei professionisti sanitari e dei caregiver.
Il punto di partenza è la persona, con le sue abitudini, le sue fragilità e il suo bisogno di autonomia. Nelle intenzioni del gruppo, aiutarla con la terapia significa anche farla sentire accompagnata. Significa aiutarla a capire meglio il percorso di cura e alleggerire il carico di chi le sta vicino. L’aderenza diventa così parte di una cura più attenta e continua. La costruiscono insieme paziente, familiari e professionisti sanitari.
Oggi molti portapillole sono semplici contenitori di plastica. Aiutano a dividere e ordinare i farmaci, ma non seguono la persona nel momento in cui deve prenderli. Il progetto vuole trasformare questo oggetto di uso quotidiano in un dispositivo intelligente, collegato allo smartphone.
Oltre a ordinare i farmaci, il sistema dovrà ricordare quale prendere e quando, secondo la prescrizione. L’intelligenza artificiale è pensata per coordinare le funzioni del dispositivo. Dovrà riconoscere eventuali irregolarità e offrire un’assistenza su misura per la persona fragile.
Un punto delicato riguarda il controllo dell’assunzione. Aprire uno scomparto o prendere una compressa, da soli, non dimostrano che il farmaco sia stato davvero assunto. Per questo, spiegano i promotori, il progetto dovrà distinguere con chiarezza ciò che il dispositivo può rilevare da ciò che richiede una conferma. La conferma può arrivare dalla persona o dal caregiver.
Se la conferma non arriva, il sistema potrà inviare altri promemoria e segnalazioni alle persone autorizzate.
L’altra novità riguarda la conservazione delle medicine. Il portapillole avrà sensori per misurare temperatura, umidità ed esposizione alla luce. Se questi valori non rispettano le condizioni previste per un certo farmaco, possono alterarne la stabilità e la qualità.
L’intelligenza artificiale dovrà mettere insieme questi dati. Sulla base delle informazioni disponibili e validate per ogni medicinale, individuerà le condizioni di conservazione non adatte. Il sistema potrà quindi avvisare la persona o il caregiver che c’è qualcosa da controllare. La verifica andrà fatta con il farmacista.
Per i promotori, la tecnologia dovrà affiancare la relazione di cura, non sostituirla. Lo scopo è facilitare il rispetto della terapia e accorgersi in tempo delle difficoltà.
PAMO è tra i dodici progetti ammessi alla seconda edizione del Premio Dusmet, promosso dalla Fondazione Giuseppe Benedetto Dusmet. Il vincitore e le eventuali menzioni speciali saranno proclamati alle Ciminiere di Catania, durante Expomedicina.