Il fisioterapista prescrive gli esercizi, il paziente li esegue a casa davanti alla fotocamera dello smartphone. Un algoritmo di intelligenza artificiale analizza i movimenti in tempo reale e, se qualcosa non va, corregge con un feedback vocale. È Selfmotion, il progetto di Davide La Guardia e Giovanni Conter candidato al Premio Dusmet 2026. Il premio sarà assegnato mercoledì 28 ottobre a Catania.
Il progetto nasce da due bisogni della fisioterapia e della riabilitazione. Il primo è far seguire davvero i programmi terapeutici. Il secondo è garantire la continuità delle cure anche fuori dalle strutture sanitarie.
Spesso, alla fine di una seduta, il medico o il fisioterapista assegna al paziente esercizi da fare da solo a casa. Servono a consolidare i risultati e a favorire il recupero. Secondo i promotori, è proprio qui che nasce una delle criticità maggiori. Il paziente resta solo e non sa subito se gli esercizi sono corretti, se li fa con la frequenza giusta e se rispetta le indicazioni ricevute.
Anche il professionista non ha sempre strumenti oggettivi per verificare se il programma è stato eseguito e, soprattutto, se i movimenti sono stati fatti bene. Questa mancanza di continuità può ridurre l’efficacia del trattamento e rallentare il recupero. E rende più difficile valutare con precisione i progressi.
Selfmotion vuole intervenire proprio su questo vuoto. L’obiettivo è trasformare la riabilitazione da un percorso scandito solo dagli incontri in presenza a un processo più continuo, controllabile e personalizzato.
C’è poi un secondo problema, legato all’organizzazione. Oggi il numero di pazienti che una struttura può seguire dipende soprattutto da due fattori: il personale specializzato disponibile e gli spazi per le terapie. Fisioterapisti, ambulatori e stanze fissano un limite ai trattamenti possibili. Questo può pesare sui tempi di attesa e sull’accesso ai servizi.
La proposta di Selfmotion è superare almeno in parte questi vincoli. Le attività svolte in struttura possono integrarsi con quelle che il paziente fa da solo a casa.
Il progetto non vuole sostituire il fisioterapista né ridurre il valore della relazione terapeutica, che resta il cuore della cura. Vuole offrire strumenti per estendere la supervisione del professionista oltre l’ambulatorio. Verificando gli esercizi a domicilio e restituendo dati utili al professionista, Selfmotion punta a migliorare il monitoraggio e a sostenere la partecipazione del paziente. Potrebbe anche rendere più efficiente l’organizzazione dei servizi.
Il beneficio atteso è doppio. Il paziente avrebbe più continuità, accompagnamento e sicurezza durante il recupero. Le strutture potrebbero usare meglio personale e spazi, e seguire così più persone.
Selfmotion è una piattaforma di teleriabilitazione basata sull’intelligenza artificiale. Porta il percorso riabilitativo nella casa del paziente. Si può usare da computer, tablet e smartphone, anche attraverso un’app dedicata. Così il paziente può continuare il programma da casa, senza andare ogni giorno in una struttura.
Il sistema unisce competenza clinica, analisi del movimento e intelligenza artificiale. Tutto parte dal professionista sanitario, che resta pienamente responsabile del trattamento. È lui ad assegnare un programma personalizzato, scegliendo gli esercizi più adatti alle condizioni cliniche e agli obiettivi del paziente.
Il paziente apre la piattaforma sullo smartphone e vede le attività prescritte. Mentre fa gli esercizi, si riprende con la fotocamera del dispositivo. Un algoritmo di intelligenza artificiale analizza i movimenti in tempo reale.
Secondo i promotori, qui sta uno degli aspetti più innovativi. L’intelligenza artificiale non si limita a registrare l’attività, ma aiuta il paziente a eseguire bene gli esercizi. Analizzando il movimento, il sistema individua le differenze rispetto a come l’esercizio dovrebbe essere svolto. E dà subito indicazioni per correggerlo con feedback vocali.
Il paziente non è più del tutto solo durante l’attività a casa. Un sistema digitale lo guida e lo aiuta a riconoscere e correggere gli errori. Le indicazioni in tempo reale rendono il trattamento più interattivo. Aiutano il paziente a essere più consapevole dei propri movimenti e a partecipare di più al recupero.
Alla fine della sessione la piattaforma prepara un report. Il fisioterapista vede gli esercizi fatti, come sono stati eseguiti e gli eventuali scostamenti rilevati dal sistema.
Il professionista ha così un quadro più completo e aggiornato del lavoro a casa. Può verificare se il programma viene seguito e decidere se modificarlo. L’intelligenza artificiale supporta sia il paziente sia il professionista, senza sostituire il giudizio clinico, la supervisione e la responsabilità di quest’ultimo.
Anche per le strutture, spiegano i promotori, il modello ha delle potenzialità. Alternare sedute in presenza e attività a casa monitorate in digitale può aiutare a usare meglio spazi e personale. Gli accessi in struttura potrebbero ridursi per le attività che, secondo la valutazione del sanitario, si possono svolgere a casa in sicurezza. Le strutture potrebbero così seguire più pazienti senza rinunciare alla relazione terapeutica.
Selfmotion è tra i dodici progetti ammessi alla seconda edizione del Premio Dusmet, promosso dalla Fondazione Giuseppe Benedetto Dusmet. Il vincitore e le eventuali menzioni speciali saranno proclamati alle Ciminiere di Catania, durante Expomedicina.