San Francesco di Sales, il patrono della buona comunicazione


San Francesco di Sales patrono dei giornalisti, maestro di dialogo e di parola buona, continua a parlare anche all’epoca dei social network, dell’informazione istantanea e degli algoritmi che semplificano la complessità. La Chiesa ne fa memoria oggi, ricordando una figura che, più di quattro secoli fa, aveva già intuito una verità decisiva: il modo in cui comunichiamo è parte del messaggio che trasmettiamo.

Vescovo, teologo, scrittore e fine comunicatore, Francesco di Sales viene proclamato patrono dei giornalisti e degli operatori della comunicazione non per il numero dei suoi scritti, ma per lo stile con cui seppe abitare il dibattito pubblico del suo tempo. In un’epoca segnata da conflitti religiosi, polarizzazioni e violenza verbale, scelse una via controcorrente: la mitezza come forza, il dialogo come metodo, la chiarezza come forma di rispetto.

Il giornalismo come atto di responsabilità

San Francesco di Sales comunicava per convincere senza ferire, per spiegare senza semplificare, per avvicinare senza manipolare. Scriveva testi accessibili, distribuiva fogli volanti, utilizzava il linguaggio del popolo perché fosse comprensibile a tutti. Una scelta che oggi appare sorprendentemente attuale, in un contesto mediatico spesso dominato dalla ricerca del consenso immediato, dallo scontro e dalla disinformazione.

Essere giornalisti, alla luce della sua testimonianza, non significa soltanto raccontare i fatti, ma assumersi una responsabilità etica verso le persone, le comunità e la verità. La parola, per Francesco di Sales, non è mai neutra: può curare o ferire, costruire o dividere, illuminare o confondere.

Mitezza e chiarezza: due criteri ancora decisivi

Nel tempo della comunicazione aggressiva e dell’indignazione permanente, la mitezza salesiana non è debolezza, ma discernimento. È la capacità di non ridurre l’altro a un bersaglio, di non trasformare la complessità in slogan, di non cedere alla logica dell’algoritmo che premia l’eccesso e penalizza il pensiero.

Allo stesso modo, la chiarezza del linguaggio diventa un atto di giustizia. Parlare in modo comprensibile, evitare ambiguità volute, spiegare i contesti significa restituire dignità al lettore. È un principio che interpella oggi chi lavora nei media, chiamato a scegliere se essere megafono del rumore o artigiano del senso.

Un riferimento vivo per la missione di Dusmet News

Nel solco di San Francesco di Sales si colloca anche la missione di Dusmet News, testata che nasce dall’esperienza culturale e spirituale della Fondazione G.B. Dusmet e dalla tradizione benedettina: raccontare la realtà senza strappi, dare voce ai territori senza semplificazioni, coniugare informazione, riflessione e responsabilità sociale.

In un tempo segnato da crisi ambientali, sociali, tecnologiche e culturali, comunicare significa custodire il legame tra verità e bene comune. Significa non separare mai l’informazione dalla persona, il dato dalla coscienza, la notizia dalla sua ricaduta umana.

San Francesco di Sales ci ricorda che il buon comunicatore non è chi alza la voce, ma chi sa ascoltare, chi non rinuncia alla profondità, chi sceglie di abitare le fratture del presente con parole capaci di generare fiducia.

Comunicare per costruire comunità

Oggi più che mai, nel tempo dei media digitali e dell’intelligenza artificiale, il patrono dei giornalisti indica una direzione chiara: non basta informare, occorre formare. Non basta parlare, bisogna prendersi cura. Non basta essere veloci, occorre essere giusti.

Fare giornalismo, alla scuola di San Francesco di Sales, significa contribuire a una società meno rumorosa e più consapevole, meno divisa e più capace di dialogo. È una sfida che riguarda tutti, ma in modo particolare chi sceglie ogni giorno di lavorare con le parole.

Ed è una sfida che Dusmet News intende continuare ad abitare, con sobrietà, rigore e attenzione alla persona, perché comunicare bene è già un atto di servizio.

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