C’è un filo rosso che attraversa oggi il dibattito su ambiente, tecnologia ed economia: la necessità di tenere insieme competenze, responsabilità e visione. È dentro questo orizzonte che si inserisce il Corso di Alta Formazione in Ecologia Integrale promosso dalla Fondazione G.B. Dusmet insieme alla Pontificia Università Gregoriana, un percorso che non si limita a formare, ma prova a ridefinire il modo stesso in cui si affrontano le grandi sfide contemporanee.
Non si tratta soltanto di parlare di sostenibilità. La vera questione è comprendere come le trasformazioni ambientali, sociali ed economiche impattino sulle comunità e sulle istituzioni, e quale ruolo possano giocare le professioni nel costruire risposte credibili e durature.
L’ecologia integrale, così come delineata dall’enciclica Laudato Si’, non è una disciplina tra le altre. È un paradigma. Un modo di leggere la realtà che supera la frammentazione dei saperi e mette in relazione ambiente, sviluppo umano, giustizia sociale e qualità della vita.
È proprio questo approccio che emerge con forza nel percorso formativo avviato a Palermo, dove il confronto tra accademici, istituzioni e operatori del territorio diventa occasione per mettere in discussione modelli consolidati e aprire nuove prospettive.
Dalla crisi climatica alla povertà energetica, dalla sicurezza alimentare alla trasformazione digitale, il punto non è solo analizzare i problemi, ma comprendere le connessioni profonde che li legano.
Uno degli aspetti più rilevanti del corso è il coinvolgimento diretto degli ordini professionali, che rappresentano il ponte tra teoria e pratica. Non più semplici destinatari di linee guida, ma protagonisti attivi di un cambiamento culturale.
Geologi, ingegneri, medici, agronomi, architetti, farmacisti e biologi portano nel dibattito esperienze concrete, mostrando come la sostenibilità si giochi ogni giorno nelle scelte operative: nella progettazione di un’infrastruttura, nella gestione delle risorse naturali, nella tutela della salute pubblica.
È qui che l’ecologia integrale smette di essere un concetto astratto e diventa criterio di azione. Una bussola capace di orientare decisioni che incidono direttamente sulla vita delle persone.
In questo quadro si inserisce anche il coinvolgimento del mondo dell’informazione, con la partecipazione dell’Ordine dei Giornalisti e dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI). Una presenza tutt’altro che simbolica.
La sfida della sostenibilità, infatti, passa anche dalla qualità del racconto pubblico. Informare su ambiente, economia e innovazione richiede competenze specifiche, capacità di interpretazione e, soprattutto, responsabilità.
In un contesto segnato dalla velocità dei social e dalla semplificazione dei contenuti, il rischio è quello di ridurre temi complessi a slogan. Per questo il ruolo dei giornalisti diventa centrale: costruire narrazioni che siano al tempo stesso rigorose, accessibili e capaci di generare consapevolezza.
L’ecologia integrale, da questo punto di vista, interpella direttamente il mondo dei media, chiamato a superare logiche emergenziali per offrire chiavi di lettura più profonde e durature.
Un altro elemento che caratterizza il percorso è la dimensione del dialogo. Non solo tra discipline, ma anche tra culture e religioni. Il confronto tra tradizioni diverse – cristiana, islamica ed ebraica – restituisce l’idea di una sostenibilità che non appartiene a una sola visione, ma che si costruisce attraverso il riconoscimento reciproco.
In un tempo segnato da polarizzazioni e conflitti, l’ecologia integrale si propone così come terreno comune, capace di unire anziché dividere.

La scelta di Palermo e dell’Abbazia di San Martino delle Scale non è casuale. La Sicilia rappresenta un territorio in cui le contraddizioni della contemporaneità sono particolarmente evidenti: fragilità ambientali, disuguaglianze sociali, ma anche grandi potenzialità.
In questo contesto, un percorso formativo di questo tipo assume un valore ancora più significativo. Non solo come occasione di crescita individuale, ma come strumento per rafforzare il tessuto sociale e promuovere nuove forme di collaborazione tra istituzioni, professionisti e comunità.
Il dato che emerge con maggiore chiarezza è che l’ecologia integrale non può essere delegata a pochi specialisti. È una responsabilità condivisa, che coinvolge cittadini, istituzioni, imprese e mondo dell’informazione.
Il corso promosso dalla Fondazione Dusmet prova a tradurre questa consapevolezza in un percorso concreto, capace di mettere in rete competenze e visioni diverse.
In un tempo in cui la crisi della sostenibilità appare sempre più evidente, la vera sfida è costruire risposte all’altezza della complessità. E farlo insieme.