Anche l’errore può essere generativo


Nella diversità che caratterizza ciascuno, riconoscersi uguali.  E riconoscersi uguali, come punto di partenza per una Comunità capace di accogliersi anche nell’errore, una Comunità che desidera veramente il recupero di chi ha sbagliato piuttosto che il suo isolamento.

Ne abbiamo parlato con Andrea Mattarella, Dottore di Ricerca in Diritto Penale, che ha gentilmente accettato di approfondire la tematica.

Andrea Mattarella

1.Dottore Mattarella, il principio dell’uguaglianza è la pietra angolare su cui si fonda la nostra Comunità. Eppure, non sempre, siamo stati in grado di custodirla. Paradossalmente, questo principio sembra venir meno proprio all’interno di alcuni testi normativi. Le è mai capitato di percepire questa asimmetria? 

La nostra Società tende purtroppo ad accentuare le diseguaglianze. Il modello di capitalismo esasperato e iper-competitivo predominante, tende ad emarginare coloro che non dispongono delle stesse opportunità.  All’aspetto economico si aggiunge, sul piano morale, una imperante etica individualistica, che si contrappone ai principi di solidarietà e accoglienza che dovrebbero reggere la nostra Società. E quando questo avviene, spesso i soggetti più deboli vengono anche emarginati e stigmatizzati, piuttosto che accolti. Anche purtroppo per finalità politiche simboliche e di propaganda che cercano di individuare nello straniero, nel migrante, nel senza tetto, nei ceti meno abbienti o in chi manifesta il proprio disagio un pericolo per l’ordine costituito. La legislazione e i testi normativi più recenti sono un riflesso di queste molteplici causali etiche, economiche e politiche. Non sfuggirà certamente ai più la linea seguita, in questi anni, con i numerosi pacchetti sicurezza approvati in materia penale. Si tratta di un inasprimento delle pene e dell’introduzione di nuovi reati non accompagnato tuttavia da adeguate politiche sociali ed economiche, le sole che possono ridurre davvero le cause di diverse forme di microcriminalità che, anche ragionevolmente, allarmano l’opinione pubblica.

2.La pratica di buone politiche sociali, certamente limiterebbe la necessità di ricorrere a delle buone norme penali…

Certamente, anche perché si tende a sopravvalutare il ruolo del diritto penale nel contrasto a determinati fenomeni criminali. Come ricordano i maggiori studiosi, la pena rimane l’extrema ratio, ossia uno strumento che deve intervenire sinergicamente con altre misure di prevenzione dei fenomeni illeciti. Anche in tempi recenti, la stessa Associazione Italiana dei Professori di Diritto Penale ha sottolineato come, affinché vi sia una vera sicurezza, la politica debba innanzitutto prendersi carico di rimuovere alla radice le cause del disagio sociale, investendo in infrastrutture, educazione scolastica, recupero delle periferie e riduzione delle disparità economiche e di opportunità per i giovani di molte città italiane. Da questo punto di vista, puntare su una strategia meramente repressiva, improntata alla stigmatizzazione, non può che accentuare e cronicizzare le marginalità sociali, consolidando, paradossalmente, le cause di determinati fenomeni criminali. Si tratta di un principio solennemente affermato già due secoli orsono da Cesare Beccaria, nella sua celebre opera “Dei Delitti e Delle Pene”.

3.Riconoscere negli errori altrui anche la propria responsabilità per non aver contribuito alla costruzione di una Società più giusta per tutti, illuminata dalla politica dell’uguaglianza.  Cosa ne pensa?

La nostra Costituzione adotta un approccio di impronta solidaristica, che pone al centro la riduzione delle disparità e la rimozione degli ostacoli, di ordine economico e sociale, che impediscono alla persona di godere pienamente dei propri diritti, come compiti fondamentali della Repubblica. Anche i richiami di Papa Leone XIV vanno in questa direzione: l’Altro non è un nemico ma un membro della Comunità da integrare e che può avere l’opportunità di recuperare. Solo un’autentica cultura della solidarietà e dell’accoglienza di chi è più sfortunato, insieme ad un ruolo efficace ma ben delimitato delle leggi, potrà garantire pace e reale sicurezza nella nostra società.

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