Dall’agrivoltaico di Santa Maria di Galeria al Borgo Laudato Si’ a Castel Gandolfo, la Santa Sede accelera sulla transizione ecologica. Un progetto che unisce innovazione tecnologica, inclusione sociale e magistero della Chiesa.
«Il Vaticano sarà il primo Stato al mondo alimentato interamente con energia pulita». La promessa, lanciata da Papa Leone XIV il 19 giugno 2025 durante la visita a Santa Maria di Galeria, non è rimasta sulla carta. A un anno di distanza, il cantiere è aperto e i numeri iniziano a parlare. Ma questo non è solo un progetto di ingegneria fotovoltaica: è l’incarnazione concreta di quella ecologia integrale che Papa Francesco ha teorizzato in Laudato si’ e che il suo successore sta trasformando in politica, brick dopo brick.
Il 16 giugno 2026 è una data da segnare in rosso. In quel giorno, il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e l’Azienda per l’energia elettrica di Roma (Acea) hanno siglato l’accordo operativo per la realizzazione dell’impianto agrivoltaico di Santa Maria di Galeria.
Contestualmente, Leone XIV ha creato la Fondazione “Fratello Sole”, l’organismo che gestirà il progetto e ne garantirà la governance. Un doppio passo che sancisce la transizione dalla fase ideale a quella esecutiva. L’area interessata è quella extraterritoriale di 424 ettari a nord di Roma, già sede del Centro Radio Vaticana. Qui, dove un tempo sorgevano solo antenne e trasmettitori, sorgerà un parco solare ibrido: file di pannelli fotovoltaici sospesi sopra il terreno agricolo, in grado di produrre energia elettrica senza sacrificare la coltivazione. È il cuore del piano “Vaticano a impatto zero”, il progetto che punta a rendere la Santa Sede completamente autosufficiente dal punto di vista energetico.
Ma c’è di più. Il 28 maggio 2026 l’accordo tra Italia e Santa Sede per l’uso dell’area è entrato ufficialmente in vigore, dopo la firma del luglio 2025. La macchina burocratica si è mossa con una velocità inusuale per gli standard vaticani. Il messaggio è chiaro: l’urgenza climatica non ammette ritardi, neanche in una istituzione millenaria.

L’agrivoltaico non è un semplice campo di pannelli solari. È una tecnologia che sovrappone due economie — quella energetica e quella agricola — sullo stesso suolo. I moduli fotovoltaici, montati su strutture rialzate, producono elettricità mentre sotto, tra le file, continuano a crescere cereali, ortaggi o vigneti. Il risultato è un uso intelligente del territorio: più energia pulita, meno consumo di suolo, tutela della biodiversità.
Nel caso del Vaticano, l’impianto servirà a coprire non solo i consumi del Governatorato e della Curia Romana, ma anche quelli della Basilica di San Pietro, dei Musei Vaticani e di tutte le strutture dipendenti. Secondo le stime preliminari, la potenza installata sarà sufficiente a rendere la Santa Sede il primo Stato sovrano al mondo interamente alimentato da fonti rinnovabili. Un primato che ha già attirato l’attenzione delle Nazioni Unite e delle principali agenzie ambientaliste internazionali.
Il cardinale Mauro Gambetti, presidente della Fabbrica di San Pietro, ha più volte sottolineato che il progetto non è un vezzo greenwashing, ma una scelta di campo: «Stiamo dimostrando che la cura del creato e l’efficienza tecnologica possono camminare insieme. La fede non è ostile alla scienza, anzi: la guida verso il bene comune».

Mentre a Santa Maria di Galeria si prepara il grande cantiere, dentro le mura vaticane il cambiamento è già visibile. La Fabbrica di San Pietro, l’ufficio che gestisce la manutenzione della Basilica e delle aree adiacenti, ha avviato un piano di ristrutturazione “a impatto zero” che tocca ogni aspetto della vita quotidiana.
Le vecchie caldaie a gas sono state sostituite da pompe di calore ad alta efficienza. I 45.000 visitatori che ogni giorno attraversano la Basilica sono ora illuminati da un sistema di LED a basso consumo che ha ridotto del 40% il fabbisogno elettrico dell’impianto di illuminazione. L’areazione naturale, sfruttando la ventilazione passiva delle navate, ha tagliato l’uso dei condizionatori nelle ore di punta. E i materiali di scarto delle restaurazioni — marmi, legni, metalli — vengono riutilizzati o riciclati in un circuito di economia circolare che il coordinatore Walter Ganapini definisce “liturgia della materia”.
«Anche San Pietro — spiega Ganapini — può diventare un laboratorio di sostenibilità. Nonostante i milioni di visitatori, stiamo dimostrando che un monumento del passato può essere gestito con la tecnologia del futuro, senza tradire la sua identità spirituale».
Se l’agrivoltaico è la tecnologia e la Fabbrica di San Pietro è l’efficienza, il Borgo Laudato Si’ a Castel Gandolfo è l’anima del progetto. Inaugurato operativamente il 19 febbraio 2026, il Borgo è molto più di un ristorante eco-sostenibile: è un laboratorio vivente di ecologia integrale.
Il menu è a chilometro zero, con ingredienti coltivati nelle terre del Vaticano e preparati da uno chef stellato affiancato da ragazzi stranieri inseriti tramite una cooperativa sociale. Accanto alla cucina, una fattoria terapeutica offre ippoterapia per bambini con autismo e percorsi di riabilitazione per persone con disabilità. Il tutto in un’ottica di circolarità: niente spreco, tutto riuso, ogni gesto ha un senso etico.
«Qui l’ecologia non è un problema tecnico, ma una questione di relazioni — ha detto Papa Leone XIV durante la visita al Borgo. — Mettere insieme la cura della terra e l’amicizia sociale significa costruire un mondo dove nessuno è escluso».
È proprio questo il tratto distintivo del progetto vaticano rispetto a tanti altri interventi ambientalisti: la consapevolezza che senza giustizia sociale non c’è sostenibilità ambientale. Il riscaldamento globale colpisce per primi i poveri. E la Chiesa, con il Borgo Laudato Si’, risponde creando spazi fisici dove la dignità umana e la cura del creato si rafforzano a vicenda.
La transizione ecologica vaticana non nasce dal nulla. Papa Francesco aveva gettato le basi con l’enciclica Laudato si’ (2015), poi rilanciata con Laudate Deum (2023) e con il Motu Proprio Fratello Sole (21 giugno 2024), che affidava formalmente l’incarico dell’agrivoltaico. Leone XIV ha raccolto l’eredità e l’ha accelerata, con uno stile più pragmatico ma altrettanto visionario.
Il 1 ottobre 2025, a Castel Gandolfo, il Papa ha partecipato all’evento “Raising Hope on Climate Change”, benedendo un frammento di ghiaccio proveniente dalla Groenlandia — un gesto simbolico di potente impatto mediatico. Il 16 giugno 2026, nel videomessaggio all’Austrian World Summit, ha collegato esplicitamente crisi climatica e crisi della pace: «La pace è minacciata dal saccheggio delle risorse e dall’egoismo che le sottrae alle comunità più vulnerabili. La conversione ecologica è anche conversione etica».
La creazione della Fondazione “Fratello Sole” (2 giugno 2026) è l’atto istituzionale che sancisce questa continuità: un ente autonomo, con personalità giuridica, dedicato esclusivamente alla gestione sostenibile dei beni vaticani e alla promozione di una cultura della cura del creato.

Il progetto è in piena fase esecutiva, con tappe previste per la seconda parte del 2026 e tutto il 2027. L’obiettivo? Il raggiungimento della completa autosufficienza energetica del Vaticano. Parallelamente, la Fabbrica di San Pietro continuerà il programma di ristrutturazione energetica, mentre il Borgo Laudato Si’ amplierà le attività di inclusione sociale, con nuovi percorsi formativi per giovani migranti e persone in difficoltà.
Chiudendo l’intervento a Castel Gandolfo, Leone XIV ha posto una domanda che suona come una sfida per tutti: «Dio ci chiederà se abbiamo coltivato e custodito bene questo mondo. Allora, che cosa risponderemo?».
Il Vaticano, con il suo progetto “a impatto zero”, sta provando a dare una risposta concreta. Non con la retorica, ma con i pannelli solari, le caldaie a pompa di calore, i campi di grano sotto i fotovoltaici, i ragazzi stranieri in cucina, i bambini con autismo in fattoria. È un’ecologia che si tocca con mano, che si misura in kilowattora e in sorrisi, che non separa la tecnologia dall’umanità.
Per la Fondazione Dusmet News, guarda al sociale, all’innovazione e all’ecologia integrale, questo è un tangibile modello di Chiesa che non predica dal pulpito, ma costruisce il futuro con le mani.