Due giornate per ricordare Filippo Salvia, ma soprattutto per rimettere in circolo il suo pensiero e misurarlo con le trasformazioni che stanno cambiando le città, il territorio, il diritto e il rapporto tra sviluppo e ambiente. È questo il senso più profondo del convegno di studi “Rigenerazione urbana e sostenibilità ambientale. Prospettive e criticità”, promosso dalla Fondazione Giuseppe Benedetto Dusmet e ospitato il 2 e 3 ottobre nella Basilica Abbaziale di San Martino delle Scale, a Monreale. Un luogo non casuale e una formula che ha voluto andare oltre la commemorazione. Accademici provenienti da numerose università italiane, magistrati e rappresentanti delle istituzioni si sono confrontati sulle questioni che attraversano oggi il governo del territorio, facendo emergere quanto alcuni degli interrogativi affrontati da Salvia nel corso della sua attività scientifica siano ancora aperti e, per molti aspetti, ancora più urgenti.
La dimensione dell’incontro è stata restituita innanzitutto dalla qualità e dalla pluralità delle presenze. Il convegno ha così riunito mondi differenti intorno a una domanda comune: come governare la trasformazione del territorio conciliando sviluppo, tutela ambientale, diritti e qualità della vita delle comunità? Ad aprire i lavori sono state note personalità del mondo accademico e giuridico con monsignor Giuseppe Marciante, vescovo di Cefalù e delegato della Conferenza Episcopale Siciliana per i problemi sociali, il lavoro, giustizia e pace e salvaguardia del creato e, tra gli altri, Giovanni Immordino, presidente dell’Associazione Avvocati Amministrativisti della Sicilia, e Dom Vittorio Rizzone, presidente della Fondazione Dusmet. Locandina Convegno Monreale
La prima sessione, presieduta e moderata da Maria Immordino della LUMSA ha coinvolto studiosi appartenenti a diverse scuole del diritto pubblico e amministrativo. Il ricordo di Salvia si è così intrecciato con questioni estremamente contemporanee. Rigenerazione urbana e sostenibilità ambientale non sono più ambiti separabili: investono il modo in cui immaginiamo le città, utilizziamo il suolo, recuperiamo ciò che esiste, tuteliamo il paesaggio e costruiamo le relazioni tra grandi centri urbani, periferie e territori minori.
A restituire la dimensione più diretta dell’eredità di Filippo Salvia sono state le parole dei suoi allievi. Il professor Gullo (Univeristà degli Studi di Palermo) lo ha ricordato innanzitutto come un maestro del diritto amministrativo e urbanistico riconosciuto a livello nazionale, capace di osservare le trasformazioni legislative mentre prendevano forma e di ricostruirle all’interno di un sistema coerente con i valori costituzionali. Ma c’è un’eredità che va oltre le singole elaborazioni scientifiche: il metodo. Salvia, nella testimonianza di Gullo, ha insegnato a indagare il presente cercando contemporaneamente di comprenderne le possibili evoluzioni. Non limitarsi, dunque, a interpretare una norma, ma interrogarsi sulle trasformazioni della società alle quali quella norma deve dare risposta. È proprio partendo da questo metodo che Gallo propone di leggere oggi il concetto di rigenerazione urbana.
La rigenerazione, in questa prospettiva, non può essere confusa con la sola riqualificazione edilizia. Recuperare un edificio, una piazza o una porzione di città è importante, ma non sufficiente. Occorre recuperare anche la dimensione sociale e culturale dei luoghi, intervenendo sui centri urbani così come sulle periferie e sui borghi. La questione diventa quindi quella delle relazioni: tra persone e luoghi, tra centro e periferia, ma anche tra grandi città e piccoli comuni, dentro una visione di area vasta capace di superare confini amministrativi che spesso non corrispondono più alla realtà delle comunità e dei territori. In questo senso il tema scelto per il convegno non rappresenta soltanto un omaggio agli studi di Salvia, ma un modo per continuare ad applicarne il metodo.
Un altro allievo, l’avvocato Giovanni Immordino, ha riportato il confronto sul terreno dell’evoluzione del diritto ambientale. Il punto di partenza è la distanza tra la concezione dell’ambiente di quarant’anni fa e quella che progressivamente si è affermata nell’ordinamento contemporaneo. Immordino individua negli insegnamenti di Salvia una capacità anticipatrice rispetto a temi che sarebbero diventati centrali molti anni dopo: dal riuso del patrimonio esistente alla necessità di contenere il consumo di suolo, fino alla progressiva affermazione dell’ambiente come valore capace di incidere anche sul modo di intendere la proprietà e l’attività economica. Il valore della testimonianza sta proprio nella prospettiva temporale: idee che potevano apparire difficili da tradurre concretamente nell’azione amministrativa sono diventate progressivamente parte del dibattito giuridico e delle scelte del legislatore.
Immordino mette questa evoluzione in relazione anche con uno dei passaggi più importanti degli ultimi anni: la legge costituzionale n. 1 del 2022, che ha modificato gli articoli 9 e 41 della Costituzione. Dal 2022 l’articolo 9 stabilisce espressamente che la Repubblica “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”. L’articolo 41 prevede inoltre che l’iniziativa economica privata non possa svolgersi arrecando danno alla salute e all’ambiente e introduce i fini ambientali tra quelli verso i quali l’attività economica può essere indirizzata e coordinata. Non si tratta di attribuire a Salvia la genesi della riforma costituzionale. È la lettura proposta dal suo allievo a mettere in evidenza una continuità culturale: questioni sulle quali il maestro aveva iniziato a interrogarsi decenni prima hanno progressivamente conquistato una posizione centrale nell’ordinamento.
Nel racconto di Immordino affiora anche la dimensione personale del maestro. Salvia aveva, ricorda, una particolare ironia, che utilizzava anche per osservare le resistenze incontrate dalle innovazioni. Di fronte ad alcune delle prospettive che immaginava, riteneva che la burocrazia dell’epoca “non fosse ancora pronta”. Una considerazione che oggi acquista un significato ulteriore. Le norme sono cambiate, la sensibilità ambientale è cresciuta e la Costituzione ha riconosciuto esplicitamente nuovi principi. Rimane però la questione decisiva della loro attuazione concreta: la capacità delle amministrazioni di trasformare principi, norme e programmi in scelte effettive sul territorio. Ed è probabilmente proprio qui che il pensiero di Salvia continua a porre domande al presente.
Nelle parole del professor Gallo è emerso anche un altro tratto di Salvia: la sua sensibilità artistica e culturale. Per questo la scelta di San Martino delle Scale assume un significato che supera la funzione di semplice sede congressuale. Il complesso abbaziale diventa parte della riflessione sulla capacità di conservare, recuperare e restituire valore al patrimonio, mettendolo nuovamente in relazione con la comunità, la cultura e la conoscenza. Non casualmente la prima giornata si è conclusa con una visita guidata del complesso abbaziale e con il concerto della Cappella Musicale Martiniana, prima della cena nel salone monumentale. Locandina Convegno Monreale
La seconda giornata ha proseguito il confronto sotto la presidenza e la moderazione di Salvatore Raimondi, dell’Università di Palermo. Il programma ha previsto gli interventi di Gabriella De Giorgi Cezzi dell’Università del Salento, Paolo Conversi, co-chairman della Cattedra UNESCO della Pontificia Università Lateranense, Francesco Cancilla della Corte dei Conti per la Regione Siciliana e, per l’Università di Palermo, Marco Ragusa, Caterina Ventimiglia, Giulia Torta e Francesco Giacalone. Le conclusioni sono state affidate al professore emerito Guido Corso, dell’Università Roma Tre. Locandina Convegno Monreale Ed è proprio il riferimento alle future generazioni, oggi scritto nell’articolo 9 della Costituzione, a offrire forse una delle chiavi più coerenti per leggere il senso complessivo delle due giornate. Ricordare un maestro significa custodirne la memoria. Ma significa soprattutto verificare se le sue domande siano ancora capaci di generare nuove domande.
Nel caso di Filippo Salvia, il confronto di San Martino delle Scale ha mostrato come temi affrontati molti anni fa — ambiente, territorio, trasformazione delle città, ruolo dell’amministrazione e limiti dello sviluppo — appartengano pienamente al nostro presente. E come la sua eredità possa continuare a essere uno strumento di lavoro per chi quelle trasformazioni sarà chiamato a governare.
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