Fratel Biagio Conte, il ricordo nel giorno della sua nascita: fede, carità e una vita accanto agli ultimi


Oggi, 16 settembre, Palermo ricorda Fratel Biagio Conte, missionario laico e fondatore della Missione Speranza e Carità, nel giorno in cui avrebbe compiuto 63 anni. Una ricorrenza che riporta al centro la storia di un uomo che ha scelto di vivere accanto agli ultimi, trasformando la propria esperienza personale in una delle più significative realtà di accoglienza sociale della città.

Scomparso il 12 gennaio 2023, Biagio Conte continua a essere una presenza nella memoria di Palermo. La Missione da lui fondata nel 1993, nata dall’incontro con i senzatetto della stazione centrale, negli anni è diventata una rete di comunità dedicate all’accoglienza di persone in condizioni di grave fragilità. 

Nel gennaio scorso, in occasione del terzo anniversario della sua scomparsa, il Comune di Palermo ha intitolato a Fratel Biagio un tratto di via Tiro a Segno, nei pressi della Cittadella del Povero e della Speranza. Un riconoscimento che testimonia quanto la sua esperienza sia rimasta legata alla storia recente della città.

Fratel Biagio Conte, una vita scelta per gli ultimi

La storia di Fratel Biagio Conte è quella di una scelta radicale.

Nato a Palermo il 16 settembre 1963, proveniente da una famiglia di imprenditori, negli anni della giovinezza decide progressivamente di allontanarsi dalla vita che aveva conosciuto. Dopo un periodo trascorso lontano dalla Sicilia e una profonda ricerca spirituale, intraprende il cammino che lo porterà prima alla vita eremitica e poi ad Assisi.

Il ritorno a Palermo rappresenta una svolta. L’intenzione iniziale di partire per l’Africa lascia spazio alla scoperta di una povertà presente nella sua stessa città.

Comincia così la sua esperienza accanto alle persone senza dimora della stazione centrale. Da quella presenza quotidiana nascerà la Missione Speranza e Carità, che nel tempo si allargherà attraverso diverse comunità di accoglienza a Palermo e in provincia.

Non soltanto un luogo dove trovare un pasto o un letto, ma una casa nella quale chi arrivava veniva chiamato “fratello” o “sorella”.

La Missione Speranza e Carità, l’eredità concreta di Fratel Biagio

L’opera di Biagio Conte ha rappresentato negli anni una risposta concreta alla povertà urbana.

Le comunità della Missione hanno accolto persone senza dimora, migranti, persone con problemi di dipendenza, ex detenuti, donne sole e altre persone in condizioni di particolare vulnerabilità. Nel 2018, quando Papa Francesco visitò Palermo, il Pontefice pranzò proprio nella Missione insieme agli ospiti e a Fratel Biagio. 

La sua azione non si limitava all’accoglienza. Biagio Conte ha più volte scelto anche la protesta non violenta per richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle condizioni dei poveri e di chi viveva per strada.

Una testimonianza che continua ancora oggi attraverso la Missione, guidata dopo la sua morte da don Pino Vitrano e sostenuta da volontari, operatori e dagli stessi ospiti delle comunità. 

Il ricordo di Riccardo Rossi e quella domenica del 2019

Nel giorno della nascita di Fratel Biagio, Riccardo Rossi, giornalista che per anni è stato al suo fianco come portavoce e comunicatore della Missione, ha voluto ricordare anche alcuni episodi legati alla sua esperienza di fede.

Tra questi, racconta un episodio avvenuto nel 2019 durante una celebrazione nella Casa di Preghiera per tutti i Popoli.

Secondo il racconto di Rossi, durante la Messa un uomo che stava suonando i tamburi nel coro accusò improvvisamente un malore. Venne chiamata un’ambulanza e gli operatori sanitari riscontrarono valori fortemente alterati. Poco dopo, però, l’uomo riferì di sentirsi meglio.

L’ambulanza si allontanò per poi tornare poco dopo, perché gli operatori avevano dimenticato alcuni strumenti. Nel frattempo, racconta Rossi, la celebrazione era proseguita e l’uomo era nuovamente al suo posto, intento a suonare i tamburi.

È a questo punto che il ricordo assume per Rossi un significato profondamente spirituale.

Dopo la Messa, insieme alla moglie Barbara, raggiunse Fratel Biagio in sacrestia per chiedergli cosa fosse accaduto. Secondo quanto riferisce il giornalista, il missionario rispose con il sorriso e raccontò di aver pregato durante la celebrazione.

«Oggi nella Lettura si narrava della parabola di Gesù che guarisce la suocera di Pietro; ella come fu guarita si mise a servirli. Ebbene io ho pregato il buon Gesù e ho chiesto a Lui di far riprendere dal malore il mio fratellino e che poi potesse tornare tranquillamente a suonare i tamburi. Il buon Gesù mi ha accontentato».

Il racconto appartiene alla testimonianza personale di Rossi e alla dimensione di fede nella quale Fratel Biagio viveva la propria esperienza. Non spetta alla cronaca stabilire una spiegazione dell’accaduto: ciò che resta è il significato che quell’episodio ha assunto per chi lo ha vissuto e per chi, attraverso il ricordo, continua a raccontare la spiritualità di Biagio Conte.

La fede di Fratel Biagio come strumento di prossimità

È difficile separare l’attività sociale di Biagio Conte dalla sua dimensione spirituale.

Per il missionario, la fede non sembrava essere qualcosa da custodire soltanto nella preghiera, ma una forza da tradurre nell’incontro con l’altro. La sua scelta di stare accanto ai senzatetto, di condividere la loro condizione e di costruire luoghi di accoglienza nasceva proprio da questa convinzione.

Anche per questo la sua figura ha superato i confini della comunità ecclesiale, diventando nel tempo un riferimento per una parte significativa della società palermitana.

La sua morte, nel gennaio 2023, suscitò una forte partecipazione cittadina. La Missione, tuttavia, non si fermò. Nelle ore successive alla sua scomparsa, le attività continuarono e gli ospiti proseguirono la loro quotidianità. 

Palermo continua a custodire la memoria di Biagio Conte

A distanza di anni, il nome di Fratel Biagio continua a riemergere nella vita pubblica della città.

Nel 2026 il Comune di Palermo gli ha dedicato una strada nei pressi della Cittadella del Povero e della Speranza. E appena due giorni fa, il 14 settembre, è stata inaugurata a Trappeto una scuola intitolata proprio a Fratel Biagio Conte, dopo 23 anni di chiusura. L’istituto accoglie circa 200 alunni. 

Sono segnali diversi, ma accomunati dalla stessa idea: la memoria di Biagio Conte non rimane confinata al ricordo personale, ma continua a essere associata a educazione, solidarietà, accoglienza e attenzione agli ultimi.

La sua storia è stata raccontata anche dal cinema e dalla televisione. Nel 2025 sono iniziate a Palermo le riprese di Sul cammino di Francesco. La vita di Biagio Conte, produzione realizzata da Anele in collaborazione con Rai Fiction, dedicata al percorso umano e spirituale del missionario palermitano. 

Fratel Biagio Conte, un’eredità che continua

Nel ricordarlo nel giorno della sua nascita, forse il modo più concreto per interrogarsi sull’eredità di Fratel Biagio è guardare a ciò che rimane dopo di lui.

Rimangono le comunità della Missione Speranza e Carità. Rimangono le persone accolte. Rimangono i volontari. Rimangono le battaglie contro la povertà e l’emarginazione. E rimane una domanda che la sua vita ha posto alla città: cosa significa davvero prendersi cura di chi è rimasto indietro?

Per Riccardo Rossi, la risposta passa ancora dalla fede e dall’attesa di un mondo nel quale il bene possa prevalere sulle difficoltà.

«Il nostro compito è sempre più di affidarci alla fede- afferma Riccardo Rossi, Piccolo Figlio della Divina Volontà- perché con l’Avvento del Regno di Dio, saranno eliminati tutti mali e ci saranno solo i beni».

Parole che appartengono alla sua testimonianza personale. Ma che, nel giorno in cui Palermo ricorda la nascita di Fratel Biagio, riportano inevitabilmente al centro il cuore della sua esperienza: non lasciare solo chi è solo.

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