“Rosso Passione” al Festival del Management. La Fondazione Dusmet porta a Catania la sfida di “Innovare come atto d’amore”


Il 16 e 17 aprile scorso, il Monastero dei benedettini di Catania, sede universitaria della città, si è trasformato per due giorni in un grande laboratorio di idee, confronto e visione. Tra i protagonisti della quarta edizione del Festival del Management — il più importante appuntamento nazionale promosso da SIMA, la Società Italiana di Management — c’è anche la Fondazione Giuseppe Benedetto Dusmet, presente come Partner ufficiale dell’evento con una propria sessione dedicata all’innovazione sociale e alla life science.

Un palcoscenico prestigioso, in una cornice barocca che ha saputo contenere il futuro: più di 100 relatori, 1.600 presenze, accademici, manager, imprenditori, istituzioni e giornalisti da tutta Italia. E al centro di tutto una parola: energia. L’energia del cambiamento, dell’innovazione, della passione civile. Il rosso come filo conduttore — dal fuoco dell’Etna, simbolo di Catania, all’ardore di chi crede che innovare possa essere, deve essere, un atto d’amore.

Il Festival del Management arriva in Sicilia: perché Catania

La scelta di Catania non è stata casuale. Ogni anno il Festival del Management cambia città, portando il dibattito nazionale sul management nei territori. Arrivare in Sicilia — e in particolare al Monastero dei Benedettini, uno dei più grandi complessi monastici del mondo, oggi sede del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania — è stato un atto simbolico e strategico insieme.

La quarta edizione ha scelto come tema guida “Il Management dell’Innovazione, del Cambiamento, dell’Energia”, con il “rosso” come colore-metafora che si espande in tutte le direzioni: dal rosso magmatico dell’Etna agli scenari geopolitici e al Piano Mattei, dalla leadership femminile alla salute, dall’agricoltura alla cultura e all’arte. Una visione integrata che riconosce nel Mediterraneo — e nella Sicilia in particolare — un crocevia strategico per il futuro dell’Italia e dell’Europa.

Rosso Passione: la sessione della Fondazione Dusmet

Durante la due giorni di lavori, la Fondazione G.B. Dusmet ha condotto la propria sessione nell’ambito del programma ufficiale del Festival dal titolo “Rosso Passione – Innovare è un Atto d’Amore”. Non poteva esserci una sintesi più fedele dei valori che ispirano la Fondazione e il Premio Dusmet.

Coordinata da Andrea Piccaluga e Francesco Garraffo, la sessione ha visto la partecipazione di figure chiave della Fondazione e del suo ecosistema: Cristiano Bevilacqua, Direttore Scientifico della Fondazione G.B. Dusmet; Claudia Lentini, Presidente del Comitato Scientifico della Scuola di Formazione all’Impegno Socio-Politico di Cooperazione e Sviluppo del Mediterraneo – Centro Ricerche e Studi Omnis Exhibeatur Humanitas, Fondazione G.B. Dusmet; Dom Riccardo Tumminello, Monaco Benedettino.

Una conversazione a più voci sul senso profondo dell’innovazione: non un fine in sé, non uno strumento tecnico neutro, ma un atto che prende significato solo quando è orientato alla persona, alla cura, alla comunità. Tecnologia che serve l’uomo, scienza che risponde alla fragilità, progettualità che genera inclusione.

La visione Dusmet: perché “innovare è un atto di cura”

Il principio distintivo della Fondazione G.B. Dusmet — e del Premio che porta il suo nome — è radicale nella sua semplicità: la tecnologia ha valore solo quando resta al servizio dell’uomo. Questo non è un’aggiunta etica a posteriori; è il cuore della visione, il criterio che orienta tutto: la selezione dei progetti candidati al Premio, i criteri di valutazione, le partnership costruite nel tempo.

Il Premio Dusmet 2026, nella sua edizione “Rosso Passione”, valuta i progetti secondo cinque dimensioni fondamentali, ciascuna ponderata con 20 punti su un totale di 100: Impatto Sociale, Innovazione, Sostenibilità, Partecipazione ed Etica. Non è un caso che l’etica sia uno dei cinque pilastri di pari peso: coerenza con i valori fondativi della Fondazione non è un dettaglio, è una condizione di accesso.

Gli ambiti di intervento su cui il Premio Dusmet concentra la propria attenzione attraversano l’intera galassia della fragilità contemporanea: salute e benessere per comunità fragili (anziani soli, persone con disabilità, migranti), servizi socio-sanitari integrati, e-health e medical device, prevenzione e ageing attivo, assistenza domiciliare e telemedicina, cohousing e welfare comunitario, formazione e cultura, salute mentale. Sette aree che, messe insieme, tracciano la mappa di un’Italia che ancora troppo spesso lascia indietro i suoi cittadini più vulnerabili.

I tre pilastri del Premio Dusmet e il dialogo con il Festival

La presenza al Festival del Management non è stata un episodio isolato. È la testimonianza di come la Fondazione Dusmet intenda costruire ponti tra mondi che si parlano troppo poco: il mondo accademico e quello della cura, il management e il terzo settore, l’innovazione tecnologica e l’etica pubblica.

Non solo un premio, dunque. Una piattaforma. Un luogo dove la ricerca scientifica, il pensiero critico e l’impegno civile si incontrano e si misurano con la realtà concreta dei territori. Sarà aperto a Enti del Terzo Settore, Enti Ecclesiastici civilmente riconosciuti, Startup e innovatori civici, e Ricercatori universitari. Una platea volutamente plurale, perché l’innovazione che conta non ha una sola forma e non abita un solo mondo.

I vincitori avranno accesso a una campagna di comunicazione dedicata su Dusmet News, opportunità di networking con la rete della Fondazione e della Scuola di Formazione, e visibilità istituzionale sui canali della Fondazione e dei partner. Non solo un trofeo: un’alleanza per continuare a fare.

Perché questa partnership conta

La Fondazione G.B. Dusmet al Festival del Management SIMA 2026 non è stata semplice presenza. È stato un incontro tra linguaggi affini: quello della ricerca scientifica e quello della responsabilità sociale, quello del management strategico e quello della cura delle persone.

In un tempo in cui l’intelligenza artificiale richiede nuove etiche e nuove governance, in cui le diseguaglianze sanitarie e sociali si allargano, in cui il Sud d’Italia cerca la propria voce nel dibattito nazionale sull’innovazione, la Fondazione Dusmet porta un contributo preciso: che nessuna trasformazione sia davvero degna di questo nome se lascia qualcuno indietro.

Innovare è un atto d’amore. Lo abbiamo detto in una sala del Monastero dei Benedettini, davanti a manager, accademici e imprenditori. Lo ripetiamo qui, su Dusmet News, per chi ogni giorno costruisce questo futuro.

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